La Parrocchia Abbazia di San Giovanni

sangiovanni

L'Abbazia di San Giovanni Battista si trova a circa 1000 metri s.l.m., in posizione dominante la stretta valle dove sono dislocate le diciassette frazioni che compongono il comune di Lucoli.

Questo ex monastero venne fondato, o meglio, rifondato nel 1077 dal conte Oderisio di nazione franca, figlio del conte Berardo, appartenente ad un ramo della famiglia dei conti dei Marsi. L'ipotesi di una rifondazione, anziché una fondazione ex novo, troverebbe sostegno nella presenza dell'abate Pietro e di una già costituita comunità monastica nell'atto di donazione.

Il conte Oderisio donò all'Abbazia cospicui possedimenti di terre per mille moggi, case, vigne, un territorio molto ampio corrispondente in gran parte all'attuale comune di Lucoli. Pose l'Abbazia sotto la diretta soggezione della Santa Sede, sottraendola cioè ad ogni giurisdizione locale: in altre parole non era soggetta al locale vescovo ed aveva piena giurisdizione sul territorio assegnatole; fu dunque un'abbazia nullius. Tra le motivazioni che spinsero il conte Oderisio, che risiedeva nel castello di Collimento, alla donazione di beni c'era l'intenzione di porre al riparo il proprio potere locale dai rischi di un'occupazione normanna, che in quegli anni iniziava i primi tentativi di invasione, mediante la fondazione di un monastero privato. Le motivazioni politiche, pertanto, prevalsero su quelle religiose, pur non essendo ovviamente esplicitate nel documento di donazione che fa invece riferimento, come d'uso all'epoca, solo all'amore di Dio e alla salvezza dell'anima propria e dei congiunti.

Il primo abate fu Pietro, al quale successe Lucolano, sotto la cui guida il monastero ebbe ospite San Franco di Roio. Nel 1291 fu eletto abate Pietro Matthei che presto, però rinunciò all'incarico per l'impossibilità di governare la vita cenobitica secondo i dettami della Regola, a causa della scarsa disciplina dei monaci. Per questo motivo, con la bolla "Meditatio cordis nostri" del 27 settembre 1294, papa Celestino V unì questo monastero a quello di Santo Spirito di Sulmona dei monaci Celestini. Nel 1318 l'Abbazia tornò, però ad essere autonoma e venne eletto come abate Angelo.

La vita monastica si svolse con alterne vicende che videro l'abbazia attraversare momenti di difficoltà, ma anche assurgere ad una notevole importanza economica e politica.

La vita cenobitica ebbe luogo fino al 1456, anno in cui morì l'ultimo abate regolare eletto dai monaci. In relazione alle non buone condizioni spirituali, morali e materiali del monastero, papa Callisto III, nel 1461, soppresse e secolarizzò il cenobio e nominò il primo abate commendatario nella figura di Giambattista Gaglioffi, membro dell'omonima importante e facoltosa famiglia aquilana, che fu anche vescovo aquilano dal 1488 al 1491. Questo abate, come tutti i successori secolari, elesse la propria dimora nella chiesa di San Giovanni di Lucoli a L'Aquila (ora non più esistente), anziché nella residenza monastica di Collimento, determinando quel distacco tra la popolazione lucolana da una parte e l'abate dall'altro. Gli abati commendatari, non provenendo dall'ambiente monastico, erano poco sensibili alle necessità dei monaci e consideravano le abbazie alla stregua di pure e semplici proprietà dotate di rendita finanziaria. Ebbero perciò scarso interesse per la vita religiosa che vi si conduceva, sicché il periodo della commenda in generale fu un periodo di decadimento sia della vita monastica che delle strutture edilizie.

Nel 1754, papa Benedetto XIV pose termine alle continue dispute tra le diocesi ponendo l'abbazia sotto la giurisdizione del vescovo aquilano. La popolazione non gradì la decisione e l'abate dell'epoca, Mari, richiese perciò la soggezione al patronato regio nella speranza di di riconquistare in parte l'autonomia perduta. Nel 1793 Ferdinando IV re di Napoli, nell'accondiscendere alla richiesta, decretò l'abbazia di regio patronato, riservandosi l'elezione dell'abate commendatario e lasciando al vescovo la sola approvazione canonica. Tale situazione sembra perdurare fino al 1869, fin quando cioè i parroci di San Giovanni Battista, che conservano tuttora il titolo onorifico di "abate", iniziarono ad essere nominati dal vescovo.